Appunti

L’EFFERVESCENZA DEL VINO

DiVini lettori affrontiamo oggi l’ultima parte dell’esame visivo, parlando dell’effervescenza.

La prima cosa da sapere è il perché siano presenti le bollicine all’interno del bicchiere e cosa le causa.

Il metodo di produzione che rilascia l’effervescenza è legato a una doppia fermentazione a cui viene sottoposto il vino denominata spumantizzazione, questa si divide in due grossi rami il “metodo Classico” e il “metodo Charmat”. Il primo prevede che la rifermentazione avvenga in bottiglia mentre il secondo in autoclave (si tratta di un accenno, per farvi capire anche se per parlarne completamente non basterebbe un fiume di parole!).

La valutazione dell’effervescenza parte dalla spuma. Questa schiuma che si forma versando il vino nel bicchiere, nel dissolversi lascia il posto a catenelle di bollicine che dal fondo risalgono seguendo la linea del bicchiere. Le osservazioni da fare sono su più piani e principalmente sono:

  • La presenza di bollicine, detto Perlage.
  • La dimensione di queste, definibili fini o grosse, fattore determinato (spesso) dalla velocità con cui è stata svolta la spumantizzazione.
  • Il loro numero, maggiore sarà il numero più sarà l’effervescenza percepita in bocca.
  • La loro persistenza, fattore che indica il tempo in cui queste rimangono nel bicchiere.

Per aiutarvi provo a dare una linea guida semplificata, in caso di bolle grosse e poco persistenti si starà per degustare uno spumante grossolano e di scarsa qualità. Mentre se si ci troveremo davanti bollicine fini, numerose e persistenti andremo incontro a un prodotto di alta gamma.

Questo articolo conclude l’esame visivo del vino, la prossima volta ci addentreremo nel mondo dell’esame olfattivo.

Piccola nota a margine, ma IMPORTANTE, quando valutiamo l’effervescenza di uno spumante non si valuta la consistenza, perché se facessimo roteare il vino nel bicchiere questo atto (scellerato) causerebbe la perdita di gran parte del perlage.

DiVini saluti

Antonella

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